SPIRITI, ALIENI E MACCHINE: LE ORIGINI OCCULTE DELLA TECNOLOGIA MODERNA

Nulla sembrerebbe essere più distante dal mondo dell’occulto del freddo e sedicente “positivo” mondo della tecnologia moderna. Eppure, le cronache del XIX e XX secolo ci regalano, molto di frequente, sconcertanti punti d’incontro tra occulto e tecnica, magia e scienza empirica: tra ingegneri che organizzano “operazioni magiche”, inventori “ispirati” da spiriti e da alieni e sperimentatori di onde radio convinti di parlare con defunti o con esseri di altri pianeti. Protagonisti alcuni dei nomi più illustri della tecnologia e della scienza moderne: da Tesla a Marconi, da Crookes a Parsons e al russo Ciolkovskij. Uno sguardo insolito, misconosciuto e spesso inquietante sull’”altra faccia della modernità”

Tratto da: G.Marletta, “UFO E ALIENI. Origine, storia e prodigi di una pseudo-religione”, Ed. Irfàn.

Il legame tra mondo dell’occulto e mondo della tecnologia e della scienza moderne è ben più stretto di quanto si vorrebbe ammettere. Potere magico e potere tecnologico, infatti, diventano spesso oggetto di interesse da parte degli stessi individui, per cui non deve affatto stupire che vi siano figure nelle quali questi due ambiti sembrano unirsi indissolubilmente. Una di queste figure è certamente quella dell’ingegnere aereospaziale americano Jack Parsons (1914-1952). Parsons è un personaggio dai risvolti estremamente interessanti, (…) fondamentale per comprendere il “clima” ambiguo e complesso nel quale si sviluppa una certa modernità.

All’inizio degli anni ‘30, giovanissimo ma già geniale studente di ingegneria, Parsons entra in contatto con Robert Goddard, il pioniere della tecnologia missilistica americana. Goddard, al pari di altri scienziati della sua epoca, è, al tempo stesso, un freddo razionalista e un visionario entusiasta: convinto di poter realizzare dei razzi che permettano finalmente all’uomo di giungere su altri pianeti (e in particolare su Marte dove, secondo alcune suggestioni dell’epoca, sarebbe esistita una civiltà extraterrestre), egli aveva fondato nel 1930 la prima base americana per esperimenti missilistici nella località di Roswell, nel New Mexico, (proprio il luogo che diverrà famoso nel dopoguerra per il presunto “incidente” di una navicella extraterrestre che la renderà la Mecca degli ufologi).

Parsons, che si rivela presto una mente brillante, viene così chiamato a lavorare dal celebre professore di origine ungherese Theodore von Kármán, al quale era stata affidata nel 1936 la direzione del GALCIT (Guggenheim Aeronautical Laboratory presso il California Institute of Technology). Anche Von Kármán è un personaggio dagli interessi eterogenei: appassionato di tecnologia come di occultismo, annoverava orgogliosamente tra i suoi antenati il rabbino Judah Loew ben Bezalel, vissuto a Praga nel ‘500, del quale si raccontava che avesse creato un “Golem”, una specie di automa realizzabile mediante arti magiche e contenente uno “spirito”. Anche Parsons era fortemente interessato all’occultismo e quando nel 1936 decise di fondare il Jet Propulsion Laboratory, il laboratorio di Pasadena (California) che diverrà il più importante centro di studi americano per la tecnologia spaziale, sceglie come data di nascita della nuova società il giorno di Halloween, che nella tradizione celtica coincide con la festa di Samhain, quando si tramanda che il mondo dei morti possa entrare in contatto con quello dei vivi. Parsons aveva anche deciso di realizzare delle statue di cera dei fondatori che li riproducevano, secondo la disposizione che avevano in una fotografia scattata quel giorno e di riproporla una volta l’anno come scena della “Natività”, in una evidente parodia dei presepi cristiani.

La svolta nella vita di Parsons arriverà tuttavia nel 1939, con la sua “conversione” alla dottrina thelemita di Aleister Crowley e il suo ingresso due anni dopo nel ramo californiano dell’O.T.O. Sulla scia di Crowley, che si è soprannominato La Bestia 666, Parsons si attribuisce il soprannome di Anticristo e, nel 1946, decide di intraprendere un’operazione magica che, a suo parere, avrebbe potuto costituire un momento fondamentale del passaggio alla Nuova Era. Lo scopo dell’operazione sarebbe stato quello di generare uno spirito “elementale”, un’entità del “mondo invisibile”, in forma umana, facendolo incarnare nel feto di una donna incinta nel corso di appositi rituali (è probabilmente a questa vicenda che si ispirerà anni dopo il regista Roman Polansky per la trama del film Rosemary’s baby). Il nome dell’esperimento sarà Operazione Babalon, perché nascendo questo bambino avrebbe incarnato le forze di Babalon – Babilonia, la Donna Scarlatta dell’Apocalisse, che nei circoli occultistici simboleggia l’alba dell’Eone di Horus, la Nuova Era. La “predestinata” all’esperimento sarà la compagna di Parsons, Marjorie Cameron, e l’assistente per quel tentativo sarebbe stato L. Ron Hubbard, che in seguito avrebbe fondato il movimento Scientology. Marjorie Cameron, che ignorava la natura del progetto che stava prendendo forma su di lei, racconterà anni dopo che, per avere la prova che fosse proprio lei la predestinata, Parsons la condusse nel deserto dove, in caso affermativo, la donna avrebbe dovuto avere la visione di un “UFO argentato a forma di sigaro”;22 ma per Jack Parsons, quelli che lui chiamava “sigari volanti” non erano astronavi ma manifestazioni sottili. Proprio in quegli anni, peraltro, cominceranno a manifestarsi massicciamente quei fenomeni che daranno vita alla “saga degli UFO”, ma la convinzione di Parsons – a differenza del “mito popolare” che avrebbe iniziato a vedere in queste manifestazioni la prova della “visita” di extraterrestri – era che tali “oggetti” fossero, in realtà, entità sottili, penetrate in questo mondo per dare inizio al cambiamento che inaugurerà la Nuova Era. (…)

COSMISTI E VAMPIRI ALIENI SUL ‘PIANETA ROSSO’: IL MITO EXTRATERRESTRE CONQUISTA L’URSS

Benché abbia un’origine occidentale (e soprattutto anglosassone), il mito degli alieni conoscerà un periodo di grande successo anche in Unione Sovietica. Anche nell’impero del “socialismo realizzato”, peraltro, il terreno di coltura del mito extraterrestre sarà, come in Occidente, lo stesso miscuglio di esaltazione della tecnologia e di occultismo, rafforzato da quel caratteristico “messianismo” da “fine della storia” tradizionalmente presente nell’animo russo e che il Comunismo non farà altro che secolarizzare in versione atea.

Figura simbolo di questa temperie culturale è Aleksandr Aleksandrovič Bogdanov (1873-1923), uno dei fondatori e dei maggiori ideologi del movimento bolscevico russo. Primo in assoluto a tradurre in russo l’opera di Karl Marx, amico intimo di Lenin (che lo considerò per lungo tempo “il cervello numero uno” del Partito e dal quale, tuttavia, si separerà per le profonde divergenze riguardo all’interpretazione del Marxismo), fu anche il primo a tentare una sorta di “lettura generale della realtà” su base marxiana: una nuova “scienza comunista” in cui economia, biologia, fisica potessero accordarsi in una visione proletaria e socialista della realtà. Ma Bogdanov fu anche, per il pubblico di una Russia da poco uscita dagli sconvolgimenti della Rivoluzione, scrittore utopico e fantascientifico di grande successo, capace di profondere i suoi ideali politici e la sua visione in qualche modo “spirituale” della realtà attraverso romanzi visionari e a tratti inquietanti. Il termine “spirituale”, che potrebbe apparire sorprendente in un contesto ufficialmente materialista come quello sovietico, non è tuttavia fuori luogo: all’ombra del bolscevismo ateo imperante in URSS, infatti, le suggestioni occultiste e neo-spiritualiste sussistevano ben più di quanto si creda, esattamente come l’occultismo occidentale sussisteva all’ombra del positivismo ufficiale.

Nei suoi romanzi fantascientifici, La Stella Rossa e L’Ingegner Menni – scritti in realtà all’inizio del secolo, tra il 1908 e il 1912, ma arrivati al successo solo nel periodo post-rivoluzionario – Bogdanov descrive una società extraterrestre esistente sul Pianeta Marte (appunto la Stella Rossa) dove il socialismo perfetto sarebbe già stato realizzato. E tuttavia, chi si accingesse alla lettura di Bogdanov, vi troverebbe ben poco della facciata ultramaterialista e tecnocratica del sovietismo “ufficiale”: l’atmosfera descritta ne La Stella Rossa, infatti, è quella di un universo visionario e fantasmagorico, in cui il Marxismo diviene solo un ingrediente fra gli altri in un “calderone di streghe” di ideali politici e utopie dove si mescolano suggestioni occultiste fin troppo evidenti. La società perfetta del Pianeta Comunista è popolata, infatti, più che da concreti proletari, da ectoplasmatiche e semi-demoniche figure dall’incerta materialità: esseri che sembrano balzare fuori da una seduta spiritica più che da una fabbrica metalmeccanica, enigmatiche entità che hanno raggiunto la “vita eterna” attraverso la messa in comune dell’elemento vivificatore per eccellenza: il sangue. La “comunione del sangue”, infatti, permette ai “comunisti alieni” di Marte la realizzazione del sogno perenne della non-morte: una immortalità senza Dio o Paradisi trascendenti, più simile alla “sopravvivenza” tenebrosa e vampiresca dei nosferatu delle leggende dell’Oriente europeo che alla Vita Eterna delle religioni. E non è un caso, forse, che nel secondo romanzo di Bogdanov, L’ingegner Menni, sia proprio la figura del vampiro a fare la sua apparizione: colui che perpetua la sua esistenza traendo forza dal sangue altrui. La forza dei romanzi di Bogdanov è inquietante e ammaliante al tempo stesso, quasi come i vampiri alieni protagonisti delle sue storie: storie descritte con tale minuzia di particolari da indurre molti critici a pensare che l’autore stesso fosse vittima di allucinazioni o di visioni. (…) Definito da alcuni il Wells sovietico proprio per aver proposto per la prima volta in Russia il tema degli “alieni”, Bogdanov non era tuttavia un caso isolato nell’URSS di quegli anni: un mondo che, al di là della facciata marxista “ortodossa”, vedeva muoversi al suo interno correnti culturali di sconcertante complessità, dove l’elemento occultista – e anche il “fattore alieno” – era ben più diffuso di quanto potesse credersi.

È in questo universo culturale, infatti, che va ricercata l’origine e il significato delle suggestioni presenti nei romanzi di Bogdanov, e soprattutto in quella vera e propria religione ombra dell’Unione Sovietica che fu, per un certo periodo, il Cosmismo. Eterogeneo calderone dove trovano posto antiche eresie cristiano-orientali, suggestioni di sapore panteista, influssi socialisti e teosofici e fede messianica nel potere della scienza, il Cosmismo deve il suo impulso all’insegnamento di Nikolaj Fëdorovič Fëdorov (1829-1903). Enigmatica figura di asceta-filosofo dedito alla castità e alla meditazione, che univa atteggiamenti e tecniche da starez (i celebri maestri spirituali della tradizione ortodossa ed esicasta) a idee rivoluzionarie e di riforma sociale di derivazione occidentale, Fëdorov era convinto che il Grande Compito dell’umanità fosse la realizzazione fisica e corporale dell’immortalità. In questa vera e propria “parodia materialista” dell’Immortalità spirituale, il filosofo russo era convinto che la scienza moderna, coi suoi strumenti e il suo potere, avrebbero avuto un giorno la possibilità di resuscitare i morti – tutti i morti – anche quelli defunti nel passato più remoto, essendo la stessa “anima” nient’altro che una sorta di “energia” più sottile della materia comune. (…)

INGEGNERI SPAZIALI E ‘ALIENI ETEREI’

Certamente cosmista era Konstantin Ėduardovič Ciolkovskij (1857-1935), vero padre della missilistica e dell’astronautica sovietiche che, per le evidenti analogie e per la sconcertante somiglianza di interessi, è stato definito il “Jack Parson russo”. (…) La visione della realtà di Ciolkovskij, in vero, non ha già più nulla del materialismo marxista ufficiale nell’URSS dell’epoca: egli riteneva l’universo come “un essere dotato di spirito; dove ogni entità esistente tende per sua natura al perfezionamento”. Non solo, era fermamente convinto che in altri mondi extraterrestri esistessero già “creature eteree, più evolute degli esseri umani, che comunicano con noi attraverso simboli, utilizzando l’atmosfera come canale di trasmissione”. L’analogia tra le idee di Ciolkovskij e le dottrine e pratiche dello spiritismo sono, da questo punto di vista, innegabili: creature “eteree” ultra-progredite, comunicazioni telepatiche, evoluzionismo sono tutti elementi comuni con il modern spiritualism. Ma l’ingegnere spaziale sovietico non si occupava solo di “teoria”: egli era sinceramente convinto, infatti, di aver assistito di persona ad almeno due manifestazioni paranormali riconducibili all’ intervento di “superiori entità” extraterrestri, proprio come affermavano di sperimentare i coevi “scienziati-maghi” dell’industria spaziale americana. Ma cos’erano realmente questi “alieni” di cui parlavano Ciolkovskij? E in quale dimensione andavano situati? Erano esseri dotati di corpo “fisico” e di ipertecnologia scesi da altri pianeti, come avrebbe immaginato l’ufologia degli anni successivi, o non piuttosto “entità” disincarnate, spiriti o persino demoni come avrebbero insinuato altri? Ciolkovskij non chiarì mai questi dubbi: anche nella sua visione, dunque, i cosiddetti “alieni” si pongono in una sorta di limbo intermedio, dove i confini tra “materialità” e dimensione “sottile” si confondono indissolubilmente.

QUANDO ‘ALIENI’ E SCIENZIATI PARLAVANO ALLA RADIO

Sono numerosi i celebri scienziati che, nella prima metà del Novecento, erano convinti di poter comunicare con “intelligenze aliene” attraverso i più recenti ritrovati della tecnologia: in primis la radio. Il caso più clamoroso è quello narrato da Nikolas Tesla in una intervista apparsa nel febbraio 1901 sulla rivista scientifica “Collier’s Weekly”, significativamente intitolato“Talking with the Planets”. Tesla riferiva che nel 1899, mentre stava conducendo esperimenti sulla trasmissione della corrente elettrica nel laboratorio di Colorado Springs, aveva osservato il proprio apparecchio ricevitore registrare dei segnali di interferenza, di tipo diverso da quelli associabili a temporali o al rumore terrestre. Di fatto, Tesla rimase convinto che, in quell’occasione, i suoi apparecchi avessero captato un qualche tipo di messaggio intelligente proveniente dalle profondità del cosmo, più probabilmente da quel pianeta Marte che era all’epoca al centro di tutte le speculazioni sulla vita extraterrestre.

Ancor più clamoroso è il caso di Guglielmo Marconi, che in due successive interviste al “Daily Mail” e al “New York Times”, riportò che durante gli esperimenti radio compiuti mentre era in navigazione nel Mediterraneo a bordo del suo yacht, aveva intercettato dei “messaggi” che riteneva provenienti da Marte o da qualche altro punto dello spazio. Nello specifico si sarebbe trattato di onde elettromagnetiche di lunghezza tanto elevata da non poter essere ricondotte a comuni interferenze elettriche, posto che la lunghezza massima conosciuta delle onde prodotte sulla Terra a quel tempo era di 14.000 metri. Marconi era uno scienziato formato al Positivismo dell’epoca ma, come molti altri uomini di scienza a cavallo dei due secoli, era tutt’altro che alieno da suggestioni di tipo occultista. Tra le sue ipotesi, infatti, vi era quella che lo strumento radio potesse essere utile non solo per comunicare tra esseri umani ma anche per entrare in contatti con altre entità, siano esse “spiriti di defunti” o, come nel caso descritto in precedenza, enigmatiche forme di vita extraterrestri.

Tale tecnica, successivamente denominata psicofonia o transcomunicazione strumentale, sarà largamente sperimentata dagli spiritisti negli anni successivi, che utilizzeranno spesso nastri magnetici, telefoni e persino televisori e computer nella convinzione che tali strumenti tecnologici fossero particolarmente adatti per registrare “voci da altre dimensioni” o per dialogare con presunte entità non appartenenti a questo mondo. In questo contesto, è interessante ricordare che lo stesso William Crookes, l’inventore del tubo catodico, che abbiamo già incontrato quale membro della Golden Dawn, era un appassionato “sperimentatore” spiritista e divenne nel 1896 presidente della Società per le Ricerche Psichiche di Londra. Del resto, la sua stessa attività di scienziato era strettamente collegata alle sue idee “spiritualiste” e, da questo punto di vista, la stessa invenzione del tubo catodico e del radiometro erano viste da Crookes come “parte della sua ricerca scientifica profondamente spiritualista tesa ad investigare il quarto stato della materia”.

Tale metodo avrebbe affascinato anche l’antropologo e scrittore statunitense George Hunt Williamson, eclettico studioso di miti e tradizioni pre-colombiane, che per primo aveva avanzato l’ipotesi che i nostri lontani antenati fossero stati contattati in passato da visitatori extraterrestri (tesi che verranno rese celebri, qualche anno dopo, dai cultori della cosiddetta paleo-astronautica). Williamson, che era anche un appassionato spiritista, cominciò all’inizio degli anni ’50 a ricevere messaggi (mediante scrittura automatica e tavolette oui-ja) da parte di sedicenti entità extraterrestri. Tali “entità” avrebbero consigliato Williamson e il gruppo dei suoi amici di utilizzare la radio per ricevere messaggi più velocemente, suggerendo loro di cercare un esperto di radiotelegrafia, per comunicare con una lunghezza d’onda di 40 metri. Il risultato di tali “dialoghi” sarebbe stato raccolto da Williamson e dai suoi collaboratori in un libro intitolato Saucers speak! (“I dischi parlano!”): in questo libro, i presunti messaggi degli extraterrestri sembrano anticipare tutti i temi più cari ad un certo Contattismo: gli alieni si muoverebbero nell’atmosfera con navi a forma di disco e terrebbero l’umanità sotto osservazione da circa 75.000 anni, indirizzandone “l’evoluzione”. Inoltre, diffidando gli umani dall’uso sconsiderato dell’energia atomica, gli alieni avrebbero raccomandato agli uomini le leggi dell’amore e dell’evoluzione spirituale. Secondo Williamson, tali messaggi sarebbero stati anche “confermati” da numerosi fenomeni paranormali avvenuti durante la loro ricezione”.

– Artículo*: Gianluca Marletta –

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